APPRENDERE PARTECIPANDO: LA “STAFFETTA DI SCRITTURA CREATIVA” DELLA BIMED ANCHE QUEST’ANNO CI HA VISTI PROTAGONISTI

La classe quarta dell’indirizzo Produzioni Tessili Sartoriali ha concluso le attività del Progetto, Staffetta di scrittura creativa , promosso da Bimed con la stesura del cap. 9.
Dall’Incipit dello scrittore Massimo Tallone in cui Lorena, la protagonista, ritrova Mara, la sua compagna di scuola, dopo tanti anni, la storia si sviluppa sul piano umano e professionale, coinvolgendo il mondo dei valori dei personaggi.
I tre gruppi che hanno lavorato alla stesura del capitolo hanno valutato e scelto quello che segue, inserito nella Staffetta Senior10 dell’anno scolastico 2016/2017.
CAPITOLO 9
Il tempo di realizzare l’assenza
Il viaggio di ritorno da Bruxelles fu un vortice di pensieri. Lorena, lasciatasi andare alla soddisfazione di svuotare la sua mente dalle tensioni e dalle mille ansie legate all’incontro internazionale, finalmente rilassata, lasciò liberi i suoi pensieri di rincorrersi senza meta nei campi illimitati della dimensione onirica. Quanto può risultare benefico liberare la mente! Sorrise ad occhi chiusi e l’hostess non la svegliò per offrirle il drink, ma passò oltre. Lorena aveva tante ragioni per sorridere, l’amore tornava a darle calore…quel bacio tanto atteso e desiderato, i figli erano con lei e lei li amava, il lavoro le stava dando gratificazioni sotto ogni punto di vista tanto da farle dimenticare totalmente il peso delle lunghissime serate trascorse in ufficio col solo panino come compagnia mentre gli altri erano a casa a cena nel calore domestico. Eppure il suo cielo sereno venne all’improvviso minacciato da una nuvola: Chi era quella donna? Impossibile che fosse Mara! E’ stata una svista…un fantasma che mi perseguita!
Arrivata all’aeroporto di Fiumicino, Lorena fu accolta calorosamente da Corrado, Laura e Francesco. Quando li vide i suoi occhi si illuminarono. Lorena era felice di rivedere i suoi figli e non meno di rivedere il suo compagno che riportò la famiglia a casa.
Mentre Lorena stava scendendo dall’auto Corrado le chiese: «Che ne dici se stasera ,verso le venti, passo a prenderti? Se è sì, mi farebbe piacere che portassi anche Laura e Francesco.»
Lorena, pur essendo stanca dal viaggio e dovendo ritornare al lavoro il giorno seguente, accettò proprio perché Corrado aveva compreso nell’invito anche i suoi figli.
Corrado andava d’accordo con i ragazzi e aveva un rapporto intenso con Francesco che era come un figlio per lui e a sua volta Francesco lo considerava come un padre, essendo cresciuto senza una figura paterna .

Si erano fatte le venti, Lorena e i suoi figli erano pronti quando Corrado arrivò con la sua elegante Mercedes. Salirono entusiasti in macchina e solo allora Lorena chiese:«Dove ci stai portando?» Corrado rispose misterioso: «Vedrete!».
Lorena sorrise divertita.
L’atmosfera della sera faceva diventare Roma bellissima. Parcheggiata la macchina, si incamminarono insieme verso il Colosseo.
Quella sera, c’era un evento raro, La luna sul Colosseo, un omaggio alla Luna e alla sua romantica luce che illuminava le antiche rovine di Roma, con un tour guidato dell’arena, il cuore dell’anfiteatro e dei sotterranei, illuminati strategicamente per l’occasione al fine di creare un’atmosfera veramente suggestiva. Corrado aveva da sempre desiderato di assistere a quell’evento e Lorena lo sapeva, ma ora sapeva anche che Corrado voleva condividere con lei e i suoi figli i momenti di svago come una vera famiglia.
Il mattino seguente, Lorena riprese la sua solita routine lavorativa, ma aveva deciso di dedicare i fine settimana a se stessa. Il desiderio di recuperare la sua femminilità era predominante ora che era riuscita a raggiungere un equilibrio nel lavoro e tanta sicurezza e stima. Lei, ora ministro! Quanto sarebbero stati orgogliosi i suoi! Vederla partire per Torino non era stato facile. Quante preoccupazioni e quante tensioni!! Vedi mamma che ho scelto bene! E tu che piangevi pensando che una ragazza sola poteva perdersi…La vita sembrava tornare a sorriderle; stava rivivendo appieno le atmosfere spensierate della giovinezza; esse incorniciavano le sue giornate in famiglia, poiché era riuscita a ricreare una famiglia con Corrado, che non aveva figli suoi, ma sembrava essere per i suoi due ragazzi ancor più papà del loro vero padre. Avevano ripreso persino a dormire tutti insieme nel lettone la domenica ritrovandosi beatamente intrecciati al mattino al suono della sveglia. Tutto sembrava così roseo, ma…da qualche parte si insinuava il timore che quel troppo roseo potesse all’improvviso svanire lasciandola ancor più in fondo in un baratro da cui era riuscita a risalire ma ora non avrebbe avuto nuovamente la forza di reagire.
«Ciao corro via. Ho il volo tra due ore» Lorena baciò tutti e corse giù per le scale verso l’auto che l’attendeva fuori dalla Hall. L’autista in abito scuro le prese le valigie e gliele stava caricando nel bagagliaio mentre lei saliva in auto. All’improvviso qualcuno le afferrò la stola di pelliccia e lei pensò a un furto, ma la stola non le fu portata via…una mano le stava accarezzando le spalle. Si voltò lentamente in preda alla paura e vide dinanzi a sé un viso con le sopracciglia folte e lunghe, la barba incolta e solcato da rughe profonde, le labbra violacee per il freddo. Una mano dalla pelle arrossata e rugosa continuava intanto ad accarezzarle la pelliccia…solo lo sguardo le era familiare…molto…troppo! Un azzurro vacuo, in cui non si vedeva nulla, vuoto, un vuoto estremo quasi raccapricciante da cui lei non riusciva a distogliere lo sguardo. Le uscì un urlo breve, ma straziato. Sì, era incredibilmente lui, Ermanno. Trent’anni più vecchio della sua età, le stava dinanzi e le accarezzava la stola mentre le lacrime una dopo l’altra segnavano linee lucide su quella pelle arida e attraversata da un reticolo di rughe. «Lorena!» e Lorena cadde sul sedile posteriore mentre il suo autista stava cercando di allontanare Ermanno con fermezza. «No, lo lasci stare!»- Gli disse con un fil di voce «Ma Signora Ministro, è un disperato, potrebbe essere pericoloso! » « Pericoloso … no! » . Quella figura tanto provata ricompariva per incrinare la calotta protettiva che lei aveva posto a scudo delle cattiverie, dei soprusi, delle falsità che le avevano fatto crollare le vecchie fondamenta e ora poteva essere una minaccia alle nuove!. Aiuto Corrado! Liberami dal passato! Corri giù, vienimi a dare quell’altro bacio che è rimasto a mezz’aria perché andavo di fretta! Maledetta la mia fretta! Maledetto tu Ermanno che mi hai distrutto il cuore e maledetta tu Mara che mi hai rubato la sincerità!
Lorena rimase impietrita nel rivedere Ermanno, ma non si fermò più di un attimo, giusto il tempo di realizzare l’assenza: Ermanno era sparito dalla sua vita. In quel momento voleva Corrado accanto a sé .Un sms e Corrado la raggiunse, Ermanno era ancora lì, quindi chiese a Lorena: «Chi è quest’uomo?» Lorena guardò Ermanno, subito dopo rivolse lo sguardo a Corrado, seguì un breve silenzio, poi rispose: «Come ha detto l’autista, è un povero disperato».
Lorena guardò per l’ultima volta Ermanno, fredda come il ghiaccio e lesse l’umiliazione che egli stava provando dentro di sé.
Era tardi Lorena baciò Corrado, salì in macchina e andò via.
Ermanno rimase immobile, Corrado lo guardò e con tono minaccioso gli disse «Cosa ci fai ancora qui?! Vai via!».
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Il capitolo è leggibile, con il resto della storia, sulla piattaforma Bimed.
IV A PTS guidata dalla docente Professoressa Enza Cosimato

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