I BENI DELLLE MAFIE IN AIUTO DEL BENE

La legge 109 del 1996 ha confiscato gli immobili alla criminalità organizzata,  ai boss della  mafia, ‘ndrangheta e camorra finiti in galera e sono stati destinati a un riutilizzo pubblico e sociale. Negozi, fabbriche, magazzini … che oggi vengono utilizzati per varie finalità, tutte socialmente utili: locali che ospitano persone in difficoltà cooperative che danno lavoro a quanti hanno problemi a trovarlo, associazioni di volontariato che si spendono per il benessere altrui. Si potrebbe continuare all’infinito perché le tantissime confische sono diventate esperienze di solidarietà e aiuto, occasioni di lavoro pulito, di accoglienza e di formazione. Un esempio chiaro  è la cooperativa sociale ‘Le terre di don Peppe Diana’ di Castel Volturno, nel Casertano, che è il  percorso da compiere per provare a trasformare territori, aziende e uomini segnati dalla criminalità organizzata (in questo caso la camorra) in lavoro, produzioni tipiche, economia legale. All’indomani dell’assassinio del prete che guidava la rivolta popolare ai clan, ucciso il 19 marzo 1994, il suo popolo progettò di portare avanti la sua battaglia, e dopo 16 duri anni ecco la coop, la prima di ‘Libera Terra’ in Campania.

Molti chilometri più a nord un’altra oasi: la ‘Cascina Caccia’, a San Sebastiano da Po (nel Torinese), ha ridato vita alla tenuta dei Belfiore, clan della ‘ndrangheta trapiantato nella nebbia del Piemonte. Porta il nome di Bruno Caccia e di sua moglie Carla: il primo, procuratore capo di Torino autore di importanti battaglie contro la criminalità organizzata, viene ucciso nell’83.  Si tratta di una cascina ottocentesca di 850 metri quadri, di un grande fienile e di una stalla. Il riutilizzo è stato studiato in funzione di progetti educativi: al terzo piano vivono i residenti, mentre ai primi due troviamo  le scuole. Negli anni si è sviluppata la produzione di birra, miele e nocciole, marmellate e l’allevamento di alcuni animali. Un’esposizione permanente, nella cantina della cascina, ricorda cosa sono le mafie; la memoria dei residenti è in grado di raccontare agli ospiti chi era Bruno Caccia, come agiva la cosca periferica “La locale”, quante difficoltà ha incontrato la volontà di riutilizzo.

Dalila Balzano III B Odo

 

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